Istituto Scolastico Arnolfo di Cambio

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COMPETENZE CHIAVE Apprendimento Permanente

Si riporta l'allegato alla raccomandazione del Parlamento Europeo sulle competenze chiave per l'Apprendimento Permanente.

Come valutare senza ....svalutare

Editoriale da INDIRE

Come valutare senza … svalutare?

di: Claudia Corselli 4/10/2012

La problematica…

In ambito scolastico sono sempre stati utilizzati termini come controllo, interrogazione, ricompensa, correzione, sanzione … che si traducevano in giudizi e voti. Oggi si parla di valutazione ( sommativa, formativa, formatrice ect.) ma in realtà cosa è cambiato realmente nelle classi? Le parole cambiano … più difficilmente le pratiche!

Una delle finalità dell’istruzione scolastica secondo il programma di lavoro europeo “Istruzione e formazione 2012” è fornire i mezzi necessari per porre tutti i cittadini nelle condizioni di realizzare appieno le proprie potenzialità e acquisire le competenze fondamentali, ma nella scuola, l’alunno studia e lavora per apprendere e formarsi o per ottenere i voti necessari a proseguire e completare il proprio corso di studi?

L’alunno studia per se stesso o per “compiacere” il docente? quando gli viene posta una domanda l’alunno risponde ciò che sa o cerca in tutti i modi di dire ciò che il Docente si aspetta che lui dica ? questo ed altri interrogativi rimettono in discussione l’intero assetto metodologico dell’insegnamento che caratterizza la scuola italiana, in questo ambito la valutazione ed autovalutazione non sono momenti a sé stanti ma fanno parte integrante del percorso di insegnamento/ apprendimento.

Un documento del 2005 del Mistero dell’Educazione Nazionale Francese sottolineava il fatto che la valutazione anche se produce dei segni tangibili, socialmente riconosciuti, come i voti o i diplomi, deve essere al servizio delle acquisizioni per aiutare a misurare e dare visibilità ai risultati e non il contrario.

Definizione del termine valutare dal vocabolario Treccani: 2.Determinazione del valore di cose o fatti cui si debba tenere conto ai fini di un giudizio o di una decisione, di una classifica o graduatoria… v. profitto degli allievi…

La nostra cultura pedagogica si può definire come la cultura del fallimento! Per fare un esempio: quando correggiamo un dettato o una versione di latino o greco basta fare un errore per vedersi abbassare di almeno un punto il voto finale, mi chiedo… ma considerato che la scala dei voti va da 0 a 10, se leviamo un voto per uno o due errori, che voto dovremmo attribuire a tutto il resto del dettato composto da centinaia di parole o, della versione che sono stati fatti correttamente? Non ci dimentichiamo troppo facilmente che Valutare significa dare del valore? Al posto di misurare i progressi, la valutazione degli alunni sembra centrata più sugli errori e su ciò che ancora non sanno fare e il fine ultimo sembra la selezione degli alunni.

Fino a qualche anno fa la valutazione veniva riportata con dei giudizi adesso sono stati reintrodotti i voti ma, sappiamo tutti molto bene, la relatività del valore dei voti che non possono dirci niente sulla realtà del lavoro realizzato e sugli ostacoli incontrati dagli alunni e, malgrado tutto, continuiamo ad utilizzare esclusivamente i voti per valutare.

E gli insegnanti ? quando un allievo non ha buoni risultati a scuola si chiedono mai realmente quale parte di responsabilità hanno rispetto al successo o insuccesso scolastico dei loro alunni? La professione d’insegnante è una delle più difficili al mondo, agli insegnanti viene chiesto di essere formatori e giudici nello stesso tempo e questi due ruoli non possono essere rivestiti contemporaneamente!

Le indicazioni europee ci invitano a centrare l’azione didattica sull’acquisizione delle competenze, per alcuni insegnanti non è facile entrare nella logica del concetto di competenza perché sembra che a pagarne le conseguenze siano i saperi, ma dubito che la conoscenza perfetta della definizione di pronome o la capacità di riconoscere un aggettivo in una frase ci permettano di valutare la capacità di un alunno di esprimersi e di dialogare. Si possono conoscere tutte le regole di grammatica di una lingua e non essere capaci di esprimere chiaramente il proprio pensiero o di fare un discorso.

I paradossi che vive la scuola in merito alla valutazione sono molti e allora quali strategie, quali strumenti, quale atteggiamento e stato d’animo ci possono aiutare a gestire le difficoltà della valutazione? Mettere a punto un progetto di valutazione che sia performante ed efficace per gli alunni significa entrare dentro la logica di un intero progetto pedagogico che riguarda tutto il percorso di apprendimento dell’alunno e non soltanto la mera modifica di strumenti di valutazione. Per modificare un aspetto della propria pedagogia è necessario modificarne anche altri affinché il progetto pedagogico dell’alunno sia coerente.

Le principali problematiche cha stanno alla base della valutazione sono numerose … perché valutare? Cosa valutare? Come valutare e soprattutto chi deve valutare?

Quali sono le finalità assegnate alla valutazione?

Quali strumenti utilizzare e quale strategia metodologica mettere a punto affinché la valutazione ci dia dei risultati rigorosi, e soprattutto utili?

Come si può valutare per l’alunno e non contro l’alunno?

Qual è il vero valore dei voti e come fare per ottenere una valutazione veramente formatrice?

Come fare per valutare non soltanto le conoscenze ma anche le competenze?

Una riflessione sul ruolo della psicologia nella valutazione

Per molti insegnanti il momento della valutazione è un momento di controllo dei risultati raggiunti attraverso differenti strumenti e tecniche pedagogiche, ma ci siamo mai chiesti veramente se la valutazione abbia una forte componente psicologica? Se ciascuno di noi prova a recuperare nella memoria qualche episodio di valutazione della propria storia scolastica sicuramente ricorderà uno sguardo particolare dell’insegnante, o un atteggiamento di approvazione o disapprovazione percepito durante un’interrogazione o un professore che ci aveva accusati di avere copiato un compito giusto quella volta in cui invece, il compito lo avevamo fatto correttamente perché avevamo studiato… sono tanti e svariati gli episodi negativi che potremmo raccontare ma è importante notare che molti di questi ci riportano essenzialmente a dei dettagli di comportamento apparentemente insignificanti, che nella maggior parte dei casi passano inosservati agli insegnanti… ma non agli alunni! Conosciamo tutti gli effetti che può avere un cattivo voto o un giudizio negativo su un alunno… ma qualche volta dimentichiamo di tenerne conto! Non si riesce a misurare bene l’impatto che certi atteggiamenti degli insegnanti hanno al momento della valutazione sia positiva che negativa. Se la valutazione è positiva non può far altro che indurre nell’alunno un sentimento di fierezza e soddisfazione, ma se la valutazione è negativa…

Penso che spesso pensiamo di conoscere i nostri alunni ma ne vediamo solo la parte superficiale e credo che gli alunni leggano nello sguardo dell’insegnante molto più di quanto non immaginiamo, in effetti, ignoriamo ciò che succede nella testa degli alunni quando si tratta di conoscere e capire i meccanismi di ordine psicologico che si innescano nella loro mente. A questo proposito ci sono due fenomeni psicologici molto interessanti da tenere in considerazione: le aspettative e le problematiche legate all’apprendimento.

L’effetto delle aspettative da parte dei docenti verso gli alunni, definito anche effetto Pigmalione può influenzare in maniera significativa il lavoro di un alunno ed essere determinante per i suoi risultati. I test dello psicologo americano Robert Rosenthal sull’effetto Pigmalione effettuati prima sui topi ed in seguito in situazioni reali di apprendimento hanno dimostrato che degli alunni, (completamente ignari dell’esperimento), scelti rigorosamente a caso e segnalati ai professori come elementi che avevano avuto risultati particolarmente brillanti ai test d’intelligenza generale alla fine dell’anno scolastico avevano ottenuto realmente dei risultati in media superiori a quelli dei gruppi di controllo. Un’insegnante convinta di avere dei bravi alunni sarà portato ad apprezzare maggiormente i loro risultati e li motiverà in maniera tale da farli progredire. Può capitare che un’insegnante, senza accorgersene, rinforzi il sentimento d’incompetenza verso un alunno. Ad esempio: due alunni prendono 4 in un compito scritto, per il primo è usuale avere questo tipo di voti ma il secondo è un buon alunno e solitamente non prende voti inferiori alla sufficienza. Al primo alunno l’insegnante restituirà il compito come fa solitamente, al secondo chiederà stupito: “Ma cosa è successo? di solito ottieni risultati migliori! Sicuramente ci sarà qualcosa che non hai compreso o che ti è sfuggita, se vuoi ti rispiego la lezione e ti aiuto a capire meglio!” L’insegnante è armato di grande buona volontà e si rende disponibile a sacrificare del tempo per aiutare l’alunno ma... come vivrà questa situazione il primo alunno? Per lui è inutile rispiegare le lezioni perché non riuscirà mai a comprenderle. Quindi senza che l’insegnante sia cosciente del suo atteggiamento, rinforza un sentimento di fallimento nel ragazzo che invece è quello che avrebbe più bisogno di aiuto e supporto. Tutto ciò ci dovrebbe fare intuire che la psicologia ha un’enorme influenza sia sugli insegnanti e sugli alunni. Anche se sembra impossibile bisogna imparare a credere nelle possibilità degli alunni e crederci veramente non fare finta di … anche se gli alunni non sono ancora arrivati agli obiettivi prefissati. D’altronde come si spiega che alcuni alunni considerati come incapaci o scarsamente intelligenti hanno ottimi successi in contesti diversi da quello scolastico?

Quando abbiamo di fronte un alunno in insuccesso scolastico che rischia di abbandonare il sistema d’istruzione e formazione, i cattivi voti, le note e le punizioni sono le risposte più adatte a queste situazioni? Sono pochi i problemi scolastici che si possono ridurre a semplici ostacoli di tipo cognitivo. Le ragioni dell’insuccesso scolastico sono sempre molteplici e non facili da reperire, spesso sono lì dove non cerchiamo. Alcuni alunni anticipano il loro fallimento scolastico attraverso la violenza che infliggono agli altri. A scuola preferiscono considerare inutile tutto il lavoro e le attività che vengono loro proposte. Preferiscono rifiutarsi d’imparare... e se ne vantano! Illudendosi di potere trasformare il loro fallimento in successo! I cattivi voti, le note le punizioni non servono, quindi a nulla, anzi non fanno altro che inasprire la relazione insegnante-alunno e non saranno le poche ore di corsi di recupero che risolveranno la situazione, in questi casi soltanto un supporto psicologico può aiutare questi alunni e… una buona dose di pazienza! Ricordiamoci sempre che un alunno entrando in classe non appende insieme al cappotto i suoi problemi familiari e, in certi giorni, questi problemi possono essere talmente significativi da distrarlo e fargli avere altro in mente che le regole di grammatica o i teoremi di matematica. In questi casi aiutarlo significa mostrargli che lo capiamo, che possiamo accettare che quel giorno sia distratto e non partecipi e che lo aiuteremo a recuperare la lezione persa. Qualche volta, è accettando di abbassare la propria soglia di esigenza e accettare anche di non potere comprendere sempre tutto dei nostri alunni che riusciamo ad avere dei risultati migliori a lungo termine!

La valutazione degli alunni richiama il concetto di potere. Cosa entra in gioco quando un professore decide di fare le interrogazioni a sorpresa? A cosa porta questa manifestazione di potere? Obbligherà gli alunni a studiare più regolarmente? forse ma … è veramente questa la cosa più importante? Questo metodo serve a rendere gli alunni più responsabili verso il lavoro che devono presentare? Diciamo sempre che una delle finalità della scuola è sviluppare l’autonomia e la responsabilità negli alunni e ancora oggi … è l’insegnante che mette i voti, le note e dà le punizioni!

E se valutare fosse prima di tutto dare senso e stimolare il desiderio di apprendere? Aiutare un allievo ad accettare d’imparare, a sottomettersi a certe valutazioni, significa iniziare dal rispettarlo, ascoltarlo allo scopo di permettergli di avere un’ottica differente su se stesso e fare in maniera tale che sia realmente parte in causa nel suo progetto di apprendimento.

In conclusione, la verifica del raggiungimento degli obiettivi è pedagogicamente legittima e soprattutto indispensabile e, psicologicamente valutare un alunno è necessario al suo sviluppo. Non dimentichiamo, però, che valutando un alunno lo mettiamo di fronte a ciò che lui ha nel suo essere più profondo. Le valutazioni non hanno tutte gli stessi effetti, potrebbero aiutare la costruzione del sé nell’alunno ma potrebbero anche indurre ad una svalutazione di se stesso. Questo non significa che non bisogna mai valutare negativamente, ma l’importante è che l’alunno viva la valutazione come l’analisi delle produzioni che ha realizzato e non come la valutazione della sua personalità e del suo essere!

Una o più valutazioni?

Nell’ambito dell’istruzione e formazione confondiamo qualche volta la valutazione con il controllo o verifica la cui finalità è la selezione.

Il controllo verifica è l’azione che permette di operare un confronto tra i risultati dell’alunno e gli obiettivi dell’insegnante. Deve permettere all’alunno di capire dove è arrivato e all’insegnante di verificare l’efficacia della sua azione pedagogico-metodologica spesso è un’azione che si sviluppa alla fine di un percorso.

La selezione deriva dal controllo. Si basa su una procedura che spesso viene attivata al termine di un percorso di formazione. E’ composta da prove di diversa tipologia adattate ad una precisa finalità.

Ma la valutazione… non è tutto ciò, valutare non è soltanto una fase di controllo o di selezione ma dovrebbe essere un lavoro incessante di ascolto, osservazione che viene effettuato in tutti gli istanti dell’attività scolastica.

Valutazione quantitativa e qualitativa

Nel suo significato più ampio la valutazione designa l’atto con cui stimiamo qualcosa ma anche l’emissione di un giudizio nei modi e tempi che fanno riferimento a normative definite dal MIUR. Ciò significa che l’attività di valutazione non è semplicemente una misurazione dei risultati ma può comprendere anche un aspetto di giudizio di valori.

La valutazione quantitativa viene identificata con il termine sommativa e lo scopo ultimo è fare un bilancio dei risultati, ne fanno parte, per esempio, le prove d’esame conclusive di un ciclo di studi. La valutazione sommativa si conclude nella maggioranza dei casi con l’attribuzione di un voto e dà origine ad una classificazione degli alunni, alle comunicazioni da dare alle famiglie o in alcuni casi all’attribuzione di un titolo di studio.

La valutazione sommativa ha come criteri principali: il controllo dei risultati, viene effettuata alla fine di un percorso d’apprendimento, è centrata soprattutto sui contenuti, induce all’attribuzione di voti, note, sanzioni, è rivolta esclusivamente agli alunni.

La valutazione qualitativa può essere identificata con il termine formativa, ha come scopo la formazione e quindi il superamento degli ostacoli o difficoltà, viene effettuata durante tutto il processo di apprendimento, integra contenuti e competenze, è orientata verso una pedagogia del successo, funge da specchio anche all’insegnante.

La valutazione formativa:

  • Fa parte integrante di tutto il percorso di apprendimento
  • Integra la ricerca delle rappresentazione mentali e degli ostacoli degli alunni, quindi serve da indicatore per l’insegnante
  • Si costruisce sulla logica dello statuto positivo dell’errore… eliminando quindi ogni possibile idea di giudizio della persona
  • Implica la conoscenza degli obiettivi da parte degli alunni
  • È rivolta verso la formazione
  • Può approdare ad una possibile ri-mediazione con l’alunno ( che non è una semplice ri-spiegazione della lezione)
  • Si costruisce intorno al concetto di pedagogia del successo e sulla valorizzazione del lavoro degli alunni, in particolare di color che sono in difficoltà
  • Corrisponde anche ad una forma di valutazione dell’insegnante ( come feed-back gli permette di constatare gli effetti delle sue scelte pedagogiche e metodologiche

La visione della valutazione formativa come test da effettuare alla fine del percorso di apprendimento seguita da una sequenza di azioni di recupero per gli alunni che non avevano ancora raggiunto gli obiettivi, è superata. La valutazione formativa oggi, si integra totalmente nel processo di apprendimento, serve ad aiutare gli alunni ad imparare e a progredire. Glierrori che appaiono nelle attività di verifica vengono considerati come degliindicatori e non come punti di debolezza. La valutazione formativa integra il percorso di apprendimento in ogni sua fase e fornisce informazioni all’insegnante e all’alunno sul grado di competenza acquisito e, non ultimo, favorisce il dialogo fra insegnante ed alunno.

Un’attenzione particolare dovrebbe essere data alla valutazione formatriceche può essere associata alla valutazione formativa ma, in quest’ultima,l’alunno è associato alla definizione degli obiettivi e dei compiti, alla loro realizzazione e valutazione ( intesa come co-valutazione ed auto-valutazione). La valutazione formatrice favorisce la formazione dell’alunno alla regolazione dei suoi processi di pensiero e di apprendimento, parte dal principio che l’essere umano è capace, sin da piccolo, di rappresentarsi, almeno parzialmente, i suoi processi mentali. La valutazione formatrice deve permettere all’alunno si situarsi nel suo percorso di apprendimento, di analizzare i suoi processi di apprendimento, di misurare i suoi progressi. E’ il fine ultimo a cui dovrebbero tendere tutti gli insegnanti… far sì che ciascun alunno possa, da solo, gestire i suoi apprendimenti con l’ausilio di una valutazione continua del suo lavoro.

Qualche riflessione sui …voti!

Un professore di filosofia conosce molto bene Bergson, e capita anche che lo citi durante le sue lezioni: “Nessuna misura è possibile per ciò che riguarda gli esseri umani”. Nel frattempo si chiede… se deve mettere 6 o 7 al compito che sta correggendo !!!

Il sistema di attribuzione dei voti agli alunni è stato oggetto di studio da parte degli psicologi negli Stati Uniti, in Inghilterra ed in Francia a partire dal 1920. La docimologia ha per finalità lo studio della pertinenza e del valore dei voti e ha messo in evidenza alcune problematiche relative all’attribuzione del voto, per esempio il fatto che il voto dipende da chi corregge e dal tipo di compito che viene proposto.

I fattori che influenzano l’insegnante che corregge sono molteplici e diversificati, alcuni possono essere evidenti altri sono ben nascosti ma con un’incisività significativa, ad esempio:

  • La rappresentazione che si ha del proprio alunno
  • Il sesso dell’alunno /a
  • Il desiderio inconscio di vedere l’insieme dei propri alunni riuscire o fallire nel compito
  • Il proprio stato di fatica
  • La qualità dell’insieme dei compiti
  • L’ordine di correzione dei compiti e la qualità di quelli precedenti
  • Il momento della correzione

… ma il voto dipende anche dall’alunno:

  • Dalle condizioni in cui è stato fatto il compito
  • Dalle reazioni emotive del momento
  • Dal tempo concesso per terminare il lavoro (ci sono alunni che sono più lenti di altri)
  • All’effetto Pigmalione di cui ho parlato precedentemente

I fattori che influenzano l’attribuzione di un voto sono estremamente vari e numerosi, qui ne ho segnalato soltanto alcuni, e questo rende i voti relativi e poco significativi.

Ancora qualche considerazione sulla relatività del valore dei voti: la valutazione ha valore a breve termine o a lungo termine? I voti che vengono dati alle interrogazioni o nei compiti scritti sono veramente lo specchio di ciò che l’alunno ha integrato definitivamente nel suo sapere? Sappiamo tutti bene che le conoscenze “imparate” vengono spesso “dimenticate” dopo poco tempo, ciò vuol dire che non sono state realmente acquisite in profondità ma imparate temporaneamente per rispondere all’interrogazione ed ottenere un buon voto, che rimane e farà media, anche se dopo un mese si dimentica tutto ciò che era stato studiato! Al contrario se un alunno ha un voto negativo è perché non ha ben assimilato l’argomento da studiare, ma una ri-mediazione o un approfondimento può permettergli di recuperare ciò che non aveva appreso ed il voto negativo che aveva preso non è più il riflesso di ciò che lui sa realmente … ma malgrado ciò il voto negativo gli rimane e fa media nella valutazione quadrimestrale! Raramente viene preso in considerazione quest’aspetto, ma perché dobbiamo usare i voti definitivi? Se dobbiamo mantenere il sistema tradizionale di attribuzione dei voti, perché non inserire il concetto di “voto evolutivo” che sostituisce quelli precedenti?

La nostra cultura pedagogica fa riferimento alla valutazione a breve termine (interrogazioni, compiti in classe ect.). Al contrario la valutazione a lungo termine rinvia ad un sapere che si costruisce nel tempo, il sapere che diventa competenza generalizzabile... e che raramente viene tenuta in considerazione!

Nel passato sono stati utilizzati strumenti di valutazione alternativi quali le lettere (A, B, C ect), i giudizi ( sufficiente, buon, ottimo etc.), gli smile per gli alunni della scuola d’infanzia, ma alla fine si è sempre tornati al sistema valutativo basato sul voto. E’ questo il sistema che conoscono gli alunni, le loro famiglie e che viene privilegiato, come si può criticare un alunno che studia solo per ottenere un buon voto e che si preoccupa soltanto dei voti che avrà nella scheda di valutazione? In determinati casi viene anche utilizzata la media matematica dei voti, ma qual è il valore reale di una media fra i voti delle diverse discipline? Due alunni che hanno voti completamente diversi ma che ottengono la stessa media hanno lo stesso profilo e valore? Sicuramente no! Non dimentichiamoci anche che alla costruzione di un voto concorrono fattori completamente diversi per ciascun alunno e diversi in relazione agli obiettivi dell’insegnante, ed il voto non può raccontare, nulla su ciò che sono le conoscenze dell’alunno, sul suo percorso di apprendimento, sui suoi ostacoli, sulle competenze acquisite!

In conclusione, i voti rivestono un ruolo estremamente relativo nella valutazione reale di un alunno ed ancora oggi ci si pone il problema della valutazione delle competenze ed in particolare delle competenze trasversali. In un processo di insegnamento/apprendimento è indispensabile valutare ma probabilmente potremmo sostituire i voti con degli strumenti più precisi e soprattutto più pertinenti. A questo riguardo è in fase di sperimentazione a livello europeo in Italia, Francia e Spagna un progetto Comenius sui metodi e strumenti di valutazione degli alunni con particolare riferimento alle competenze trasversali i cui risultati saranno disponibili nel mese di giugno del 2013.

Claudia Corselli

 

Dirigente Scolastico presso Istituto comprensivo Renato Gattuso di Palermo

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